mercoledì 16 dicembre 2015

I fatti della vita: N di nascita

Un paio di mesi fa' intorno a casa c'è stato un via vai di gatti. Nano grande si dava da fare a cacciare tutti "quei gattacci", come dice lui.
Certa che questo mi avrebbe facilitato l'esistenza negli anni a venire, e decidendo che la gatta Mimmi (che è la gatta dei nani) sarebbe stata un'ineguagliabile alleata nella difficile spiegazione dei "fatti della vita", gli spiegavo che quelli erano i fidanzati della gatta Mimmi . Gli anticipavo anche che da lì a qualche tempo, probabilmente Mimmi avrebbe avuto dei gattini.
Il nano era dubbioso, ma affascinato da questa prospettiva.
Questo un paio di mesi fa ... ed ultimamente anche il nano si è accorto che Mimmi ha uno strano pancione. Lui sostiene che ha mangiato troppo, io gli dico che dentro ci sono i gattini e provo a farglieli sentire quando Mimmi si mostra collaborativa. Evidentemente il nano si intenerisce perchè coccola il gatto più del solito. Si entusiasma ancora di più quando prepariamo una casetta per far nascere i cuccioli e la mettiamo in un angolo del porticato. Ogni mattina ora è un'attesa ... "sono nati i gattini" chiede ... ma la pancia di Mimmi è sempre lì: sempre più grande!
Una mattina però ... la pancia non c'è più! Ma dei gattini però nessuna traccia, il nano è deluso perchè Mimmi ha ignorato la bellissima casetta che le avevamo preparato, e chissà dove è andata a fare i gattini! Iniziamo però un paio di giorni di avvincenti pedinamenti. Sguinzagliamo il nano a vedere dove va' il gatto dopo che ha mangiato e lui prende il compito con grande serietà. L'abile Mimmi, però, fa' perdere le sue tracce.
Dopo due giorni, però, sentiamo rumore di miagolii nel giardino del vicino: mentre i nani dormono, vado a vedere e trovo, incredibile: una tana di gatto in mezzo all'erba con dentro... 6 microgatti 6! (ecco perchè esplodeva la pancia di Mimmi). Al risveglio dei nani, gli comunico del ritrovamento e gli propongo di andare insieme a prendere i gattini dopo merenda. Incredibilmente la merenda (di solito occasione di proteste e patteggiamenti) viene consumata in 5 minuti. Si parte all'avventura!
Armati di scatola da scarpe per metterci i gattini, guido i nani in prossimità della "tana di gatto" e li invito ad ascoltare se sentono i gattini.

 
Ovviamente Mimmi ci segue e arrivata vicino alla tana, la accolgono sonori miagolii, i bimbi sono rapiti da questa scoperta! Ci avviciniamo insieme e per la prima volta conoscono i 6 micro gattini: amore a prima vista.

Da qui eccitazione crescente! Mamma che sono? Mamma quanti sono? Mamma presto mettili nella scatola dobbiamo portarli a casa! Effettivamente sì, lì non possono rimanere, il padrone del terreno potrebbe venire a ripulire e sarebbero in pericolo.

Allora aspettiamo la fine della poppata tra un turbine di domande "Mamma che fanno? Perchè Mimmi si sdraia? Perchè fanno questo rumore? Perchè ora non lo fanno più?" e poi via al trasferimento dei gattini nella nuova cuccia, prendendo anche parte del "nido di gatto" così che sentano un odore familiare anche nella nuova cuccia.

Mimmi è abbastanza domestica per non aver timore di questo maneggiamento cuccioli e ci lascia fare fiduciosa.
A casa i cuccioli d'uomo fanno la prima cauta conoscenza con i cuccioli di gatto.
Il traferimento nella nuova cuccia và per il meglio e la mamma Mimmi si abitua presto alla nuova sistemazione. Dopo un paio di settimane i cuccioli già iniziano ad esplorare fiduciosi e trotterellanti il mondo che li aspetta.
 







mercoledì 21 agosto 2013

Escursione notturna ...

Luna piena, perfetta per dei piccoli esploratori
Gita in agriturismo,
quale location migliore per sperimentare una micro escursione notturna? Sembra una cosa talmente facile, banale ... che non la facciamo mai!
Basta però provare una volta, per renderci conto di quante emozioni, sensazioni, esperienze, priviamo i nostri figli per la nostra pigrizia! Lo dico a me in primis, perchè le scuse "fa' freddo", "è pericoloso", "ma dove lo porto" ... proprio non reggono! E' solo questione di pigrizia, specie con un gruppo di bimbi piccoli, per cui pochi metri da esplorare al buio sono già un'Avventura, con la A maiuscola!
Dico "agriturismo location perfetta", perchè ci permette di accantonare ogni nostro (fondato o infondato) timore. L'ambiente è circoscritto, controllato, ma sufficientemente vario e abitato (da fauna di ogni genere) per essere avventuroso.
L'elemento che rende l'escursione indimenticabile, è il buio, elemento a cui ne' noi ne' i nostri figli siamo più abituati. Elemento che non conosciamo, ed in cui le cose note diventano improvvisamente ignote. La nostra presenza di adulti è fondamentale per contenere le sensazioni dei cuccioli in questo nuovo ambiente, per presentarglielo come amico e non come fonte di paura (niente lupi, orchi, mostri, se i bimbi ne scorgeranno qualcuno sarà anzi importante mostrargli la vera, innocua, natura del mostro). Sarà un'avventura indimenticabile!
La nostra è nata così, dicevo, gita in agriturismo e proposta, dopo cena, di esplorare i dintorni (già ampiamente scorrazzati dai bambini del gruppo durante il giorno) di notte! Gruppo composto da 4 cuccioli d'uomo, da 1,5 a 7 anni; superficie esplorata nell'ordine dei 300 metri, niente di più. Si parte dalla piscina, forse perchè è il posto più illuminato, o perchè sembra un posto magico, con l'acqua che rimanda i riflessi di piccole luci sommerse. Lì la prima avventura, attirata dalle luci nella piscina è finita un'enorme falena, che si fa'? Ovviamente i piccoli eroi si sperticano per salvarla, con un rametto la avvicinano al bordo e la pescano. Osserviamo l'insetto, con reazioni varie di iniziale timore, anche ribrezzo, che vengono però superate dalla curiosità. Prima che questa divenga pericolosa per la falena, decidiamo di metterla in salvo in un vaso, per vedere se il giorno dopo sarà ancora lì o no, e di proseguire l'escursione (ndr: la mattina dopo abbiamo ritrovato la falena un po' stropicciata ma viva nel vaso, e l'abbiamo messa su un ramo).
La nostra enorme falena il giorno dopo: stropicciata ma viva
Facendo il giro del casale, nano piccolo si inchioda terrorizzato da qualcosa che intravede dietro una grata, cerco di capire cosa sia, dato che vedo solo un'enorme tubo di alluminio, forse il pezzo smontato di una grossa cappa da cucina... effettivamente è proprio quello a spaventare nano piccolo. Gli spiego che è un tubo, che non c'è da avere paura. Giustamente, non avendo, ad un anno e mezzo, molti riferimenti su tubi e cappe, non si tranquillizza, anzi lo indica e dice "bubo, pura!" (ovvero: ho una dannata paura di questo tubo, io non mi ci avvicino!). Effettivamente dall'angolazione di nano piccolo, lì nel buio dietro una grata di ferro ... il "bubo" può sembrare un drago inquietante e, se è stato chiuso in una prigione, tutto fa' pensare che sia anche feroce! Lo tranquillizzo, gli spiego che è finto e che domani alla luce lo andiamo a vedere per bene, intanto chiedo agli altri esploratori di far coraggio a nano piccolo, prendendolo per mano per superare insieme il feroce "bubo"! (ndr: il giorno dopo siamo andati tutti a vedere il bubo, ci ha messo un po', ma anche nano piccolo si è convinto che era finto, immobile e che probabilmente non era un drago).
La vera magia, però, la sperimentiamo di lì a poco, sul retro del casale: lucine che si accendono e spengono ... le lucciole!!! Nessuno dei miei piccoli esploratori le aveva mai viste, ed anche io credo di averle viste al massimo una decina di volte nella mia vita troppo urbana. Lo spettacolo è così bello che il vociare concitato dei nani eccitati, che aveva finora accompagnato l'escursione, si quieta per un paio di minuti, tutti persi nell'irreale accendersi e spegnersi di tante luci. Poi di nuovo si apre il fiume di domande: "sono fate?", "no, sono lucciole, piccoli insetti che, se li prendete, nemmeno sembrano un granchè, marroncini e piccoli", "come quelle che usano Robin Hood e Little John, che le chiudono nella sfera magica?" "si, proprio quelle" (mi arrendo: ormai è la regola che i riferimenti al mondo della natura passino dai cartoni animati, cerco di farmene una ragione, meglio questi riferimenti che nulla).
Little John con una finta sfera magica con dentro le lucciole
  Dopo questa esperienza visiva, ci abbandoniamo a un'avventura uditiva, ci accorgiamo dei suoni che prima non avevamo notato, presi dall'eccitazione per la gita: un rapace notturno (un gufo, una civetta? bho, qualcosa di simile, ci sarebbe voluto il mio amico Daniele, infallibile esperto di versi di uccelli!), una ranocchia, dei grilli ... ascoltiamo ancora un po', poi si è fatta l'ora di rientrare ai nostri alloggi, salutiamo il "bubo" e la falena, quando ci passiamo davanti e gli promettiamo di andarli a vedere l'indomani.
Dicevo: totale 45', percorso di 300 metri ... esperienze e sensazioni indimenticabili per 4 cuccioli d'uomo (ed anche per me, che ancora mi dico: ci impicchiamo nella ricerca ossessiva del "tempo di qualità", quando basta così poco!).

venerdì 26 aprile 2013

P ... primavera e papaveri


Papaveri e nani
E' immediato: vederli lì nel verde del prato .... e ritrovarsi a cantare "lo sai che i papaveri son alti alti alti, e tu sei piccolino sei nato paperino, che cosa ci vuoi far, che cosa ci vuoi faaar!".
Sono talmente rossi, quasi sfacciati, che è impossibile ignorarli!
Per nano piccolo sono una new entry, questi cosi molleggiati che spuntano dall'erba, li guarda prima dubbioso, poi gliene colgo uno e glielo porgo. Sembra piacergli, ne accarezza i petali setosi e, subito, li stacca. Tempo 3 secondi ed il papavero non ha più petali, usati come coriandoli ... mentre le dita del nano si sono annerite col polline del fiore. Ricordo allora il gioco che mio papà ci faceva fare coi papaveri, e glielo mostro. Con il "cuore" del papavero, si fa' un timbro, pigiandolo forte sulla manina. A seconda di quanto è maturo il fiore, rimane sulla pelle un segno più o meno scuro, con sù una crocetta.
Ai nani piace molto questo gioco, ed il grande vorrebbe timbrare il fratello sulla fronte. Infastidito il piccolo dopo un po' torna a raccogliere petali, li tira in aria, li guarda svolazzare al vento e poi li raccoglie di nuovo. Evidentemente decide che sono bellissimi, perchè ne riempie il portabiberon del suo triciclo per portarseli a casa.
Nano grande i papaveri un po' se li ricorda, già la primavera scorsa cantavamo insieme l'immancabile canzone; quest'anno però, in piena età dei "perchè", è una raffica di domande.
Dal prato ne raccoglie subito uno, per portarlo al papà. Lo coglie e rimane un attimo sorpreso, perchè questo è davvero un papavero lungo, sarà sui 30 cm. Mi chiede "mamma, perchè è alto?" ... ovviamente rispondo (ringraziando di cuore Nilla Pizzi e Orietta Berti, perchè la laurea in agraria non ti prepara a queste domande!): "perchè i papaveri sono alti alti alti!". Altrettanto ovviamente il nano concorda che questa è la risposta giusta, e corre a portare il trofeo al papà. E' più delicato del fratello, ed il papavero alto alto arriva effettivamente indenne fino al papà.
Sul bordo della strada troviamo un altro fiore che in questo periodo invade i campi, esplodendo con la sua fioritura: la borragine, che colora di azzurro i margini delle strade. Nano grande me la indica ed esclama: "guarda mamma, i papaveri blu!". Giusto, papaveri blu: anche la borragine è sfacciata proprio come i papaveri, esplodendo in colori da un giorno all'altro in questo modo! Gli dico che è un'altra pianta, gli dico più lentamente il nome e lui lo ripete incuriosito, due o tre tentativi, e lo dice giusto. Gli racconto però che punge un po', e deve stare attento a toccarla. Poi guardiamo insieme il via vai di api che vanno a nutrirsi sui suoi fiori ... veramente tante. E ricominciamo coi perchè sulle api, sul rumore che fanno, sul polline, sul perchè la pianta punge ... non ci sono canzoni digressive sulla borragine a salvarmi... perciò mi appello di nuovo a "lo sai che i papaveri ...", che come sempre trascina i nani e cantando stonati il ritornello ce ne torniamo a casa per la cena.


martedì 5 marzo 2013

P di polline ed A di ape

Insperata fortuna ... perchè non è così facile "vedere" il polline in tutta la sua generosità e diffusione! A passeggio lungo una siepe di conifere, ne vedo le piccole pigne sui rami e ricordo quanto da piccoli, a me e mio fratello, piacesse...tirarcele. Le pignette tondeggianti, proprio come palline, quando sono ancora verdi sono piuttosto dure ed hanno un buonissimo odore balsamico; quando maturano, invece, divengono legnose e leggere...perfette per un innocuo tiro al bersaglio.
Alla scoperta del polline
Decido di mostrare a nano grande questi divertenti oggetti, di cui la siepe che abbiamo davanti è piena.
Quando però vado a staccarne uno dalla pianta...sorpresa...allo staccarsi della pigna dal ramo...ci avvolge una nebbiolina gialla ... eh sì, perchè era giusto il periodo in cui dai piccolissimi rametti della pianta, dalle cime gialle per l'occasione, il polline maturo inizia a diffondersi ad ogni alito di vento ... solo che la nostra azione è stata più energica di un colpo di vento ... e abbiamo causato una bella nuvola gialla! Ci riprendiamo dall'inaspettata sorpresa e ... decidiamo che questo è addirittura più divertente che tirarsi i frutti addosso!
Nano grande è affascinato dal fenomeno, si appende subito ad un ramo scuotendolo ... e di nuovo letteralmente ci investe la nuvola gialla. Proviamo e riporviamo sui rametti che abbiamo vicino questo esperimento, accompagnati anche da nano piccolo, che si dedica ai rami più bassi; approfitto per spiegare loro a cosa serve il polline e quanto sia utile.
Ci sgrulliamo di dosso il polline e ci incamminiamo di nuovo, ma fatti appena pochi passi sul praticello, notiamo del movimento... sono delle api che, nonostante per loro faccia ancora un po' freddo, volano indaffarate da un microfiore azzurrino di veronica all'altro. Sono insolitamente lente, un po' per il freddo probabilmente, ma un po' perchè hanno le zampe piene di polline!
Chiamo entrambi i nani: siamo proprio fortunati oggi, non capita spesso di osservare delle api così da vicino.
Nano piccolo è affascinato dal rumore che gli ho imitato (bzzzbbzzz) e che ora riconosce e ripete quando l'ape si alza in volo, accompagnato ogni volta dal gesto minaccioso di un dito che infilza il dorso della mano e dal suono piccche ... dovuto al fatto che gli  ho ricordato che è meglio non toccare l'ape, perchè potrebbe pungere.
Nano grande se lo ricorda bene,  poverino, l'estate appena trascorsa ha avuto tre incontri (troppo) ravvicinati  con delle vespe, e le api ovviamente gliele ricordano. 
Però vedo che è tranquillo, le vede indaffarate a fare altro e mi domanda cosa facciano.
Glielo spiego e gli faccio notare le zampette cariche di polline, lo stesso che ci aveva coperto poco prima, mentre giocavamo con i rami;  inseguiamo per un po' le api cercando di far loro una foto da far vedere a papà quando rientra dal lavoro.
Il viaggio di ritorno in macchina è tutto un bzbzbzbzbbbbzzzz ed uno svolazzare di manine ... la prossima volta che proporrò loro di assaggiare del miele devo ricordargli di questa avventura.

sabato 9 febbraio 2013

V di vermi ... che poi erano lombrichi



Un covo di vermi!!!
Incredibile sorpresa ... quasi un "inno al disordine"! Ebbene sì, sotto la piscina gonfiabile dei nani, abbandonata sgonfia in un angolo a ridosso del nostro piccolo giardino da diversi mesi (ehm, da settembre, almeno) nano piccolo ha trovato UN COVO DI VERMI!!!!
Non vermi qualsiasi, ma utilissimi lombrichi! (però per i nani qualsiasi cosa strisci sul terreno rientra nella categoria "verme"). Ne ho contati almeno 30, piccolini e tutti ammucchiati. Più uno "gigantesco" come ha detto nano grande, quando è accorso anche lui a vederli.
I lombrichi mi sono sempre stati simpatici ... sarà l'imprinting dell'Ape Maia vista da piccola, in cui c'era il lombrico Max, un gran simpaticone ... o gli studi successivi che me ne hanno fatto apprezzare le doti agronomiche (i lombrichi apportano fertilità ai terreni) ed addirittura sociali ... fatto stà che i piccoli aiutanti dell'orto, evidentemente, hanno eletto la nostra piscina dimenticata a hotel di lusso per passare l'inverno; diciamo che è un esempio di caos creativo!
Nano grande ormai ha confidenza con i simpatici lombrichi, nano piccolo no. E' incuriosito e insiste per guardarli, ma prenderli in mano, proprio no! Quei cosini lunghi lunghi che si divincolano, sono pure un po' freddi e umidicci ... in mano non li vuole proprio. Rimane però ipnotizzato a guardarli e, su sua richiesta, solleviamo il telo di plastica per vederli almeno una ventina di volte.
Micro lombrico infreddolito
Effettivamente prendere i lombrichi non è cosa facile, specie per un bambino di un anno e mezzo. Richiede dimestichetìzza con la motricità fine, serve una presa delicata e sicura ed un buon coordinamento tra occhio e mano, per individuare il momento "giusto", in cui il nostro caro anellide è fermo o disteso... perchè appena lo si tocca sfugge in un batter di ciglia, accorciandosi o deviando in tutt'altra direzione. Poi, quando si riesce ad afferrarlo...si scopre che è in continuo movimento, si allunga e si accorcia, percorso da onde propagate in ognuno dei suoi tanti segmenti ... e si scopre anche che è freddino ed umido ... ecco, non è proprio il massimo, posso capire le perplessità di nano piccolo!
Nano piccolo osserva i lombrichi
Nano grande invece è coraggioso, li prende in mano (quelli piccoli ... quello gigantesco lo intimorisce un po') e rimette sotto alla piscina quelli che sono strisciati fuori dopo il nostro disturbo. Anche se animato dai migliori propositi ... con uno è troppo irruento e, ops, ... lo rompe in due pezzi. Per fortuna i lombrichi hanno risorse da supereroi, e le sue due metà proseguono a divincolarsi, ognuna per la sua strada. Provo a spiegare questo straordinario potere dei lombrichi a nano grande, che la prende però come una cosa ovvia (speriamo non applichi lo stesso concetto con animali più evoluti, fratello compreso,...speriamo), gli propongo però di essere più delicato, perchè se il lombrico rimane intero è meglio, ha bisogno di molte energie e di essere in forma per superare l'inverno!
Nano grande si ricorda che i lombrichi piacciono molto alle galline ed ai vermi, e si fa' raccontare di come i pescatori li usino per acchiappare i pesci.
Dal giorno della scoperta, ogni volta che usciamo in giardino, nano piccolo va' a verificare che i vermi siano ancora sotto la piscina! Nano grande c'è rimasto male perchè quello gigantesco ha preferito cambiare posto ... troppi scocciatori lì!

venerdì 8 febbraio 2013

Un libro: l'arte del camminare

La copertina de "L'arte del camminare"
... e l’arte di camminare con i bambini.
Riprendo qui l'interessante citazione ripresa dalla newsletter "Il Cammino" e tratta dal libro "L'arte del camminare"  di Luca Gianotti. Questo numero della newsletter è dedicato al camminare con i bambini e, visto che gli articoli sono uno più bello dell'altro, vi invito a leggerlo qui.
Lo riprendo così com'è perchè non saprei esprimere meglio di così il concetto; il camminare con i bambini e tutto fuorchè la meta. e lo scoprirete appena proverete a camminare con loro. L'uscita sarà ogni volta una scoperta, perchè saranno i dettagli a guidarla e non sempre seguirà un sentiero ... ma qui è spiegato tutto!

Il bambino non è un piccolo adulto.
Dobbiamo ricordarcelo ogni volta che vogliamo coinvolgerlo e avvicinarlo al camminare. Quando noi eravamo bambini, i nostri genitori e i nostri educatori ci proponevano un approccio al camminare di stile “alpino”, si partiva in auto dalla città o dalla pianura dove molti vivevano, per arrivare alla montagna, si iniziava a camminare con l’obiettivo di arrivare a una meta, un rifugio o una cima, e poi tornare indietro. Il bambino era stanco o piangeva? Lo si incoraggiava, lo si incentivava con promesse e dolcetti, lo si caricava sulle spalle del papà, insomma, il risultato di queste vacanze in montagna era che a molti della mia generazione è cresciuto il rifiuto del camminare, e arrivati all’adolescenza si sono finalmente liberati da questo “obbligo”.

Se decidiamo di portare i bambini a camminare, prima di tutto rilassiamoci.
Un bel respiro, e abbassare di molto le aspettative. Scordiamoci l’escursione impegnativa, la prestazione disintossicante, la meta.
I bambini vogliono la magia, e la natura è ricca di magia.
I bambini decidono loro quando camminare e quando fermarsi. Non sono interessati alla meta, la loro meta è il qui e ora, ogni sasso, ogni rametto, ogni distrazione è motivo di sosta e di gioco. Assecondiamoli. Siamo lì per loro. È inutile cercare di “imbrogliarli” promettendo loro il premio (il dolce quando arriviamo al rifugio), siamo noi che dobbiamo smetterla di vivere nel futuro, hanno ragione loro, il camminare è qui, in questo momento, e non è là, tra un’ora, al rifugio, che neanche sappiamo se esiste ancora.
(da “L’arte del camminare” di Luca Gianotti, Ediciclo, 2011, pag. 83)

mercoledì 6 febbraio 2013

C di coccinella



L'incanto della coccinella a febbraio
Che meraviglia, vederla lì sull'erba ai primi giorni di febbraio, una goccia rossa in un mare verde brillante! Subito siamo corsi a guardarla e, preso coraggio, nano grande si è offerto di prenderla in mano. Ovviamente la coccinella aveva altri programmi e si è tuffata nell'erba esibendosi nella cosiddetta tanatosi, la tecnica difensiva con cui l'insetto si finge morto per sottrarsi ai predatori. Ma noi non ci cadiamo ... e la prendiamo ugualmente perchè è troppo bella per non guardarla da vicino! Spiego a nano grande come prenderla senza farle del male ... e sperando che la coccinella non si esibisca anche nell'emafrorrea (altra tecnica difensiva con cui l'insetto emette delle goccioline di liquido dall'odore e dal sapore nauseabondi, per dissuadere gli eventuali predatori dal mangiarla). La coccinella si ambienta quasi subito sulla manina che, anche se un po' timorosa, si fa' esplorare.
Nano piccolo ci osserva combattuto, vuole guardare l'insetto, ma non si fida a toccarlo, tantomeno a farsi passeggiare addosso da quella cosetta rossa che corre su e giù! Vuole però che il fratello la prenda e, appena la coccinella cade nell'erba, insiste perchè la riprenda.
Quando la piccola saetta rossa si avventura sulla manica e poi sulla schiena di nano grande, che non si aspettava tanta iniziativa da un insetto così piccolo ... nano piccolo fa' l'espressione eloquente "lo sapevo, io, che non c'era da fidarsi di quel coso!"
La coccinella nell'erba
Riprendo la fuggitiva e la metto sulla manina del nano.
Dopo un po' la coccinella si stanca dell'esplorazione del cucciolo d'uomo, e ci mostra le sue insospettabili alucce nere, che teneva ben nascoste sotto le elitre rosse e nere... quante sorprese in una cosetta così piccina!
 Fa' un voletto sulla manica e poi ci saluta, tornando su un filo d'erba.
Decidiamo di lasciarla andare, la ringraziamo per essersi fatta guardare così da vicino, le auguriamo buona giornata e ce ne torniamo anche noi a correre nell'erba!