La filosofia



"Noi desideriamo, con tutta la ragione e con tutto il cuore, un'educazione che non si basi sull'angoscia del fallimento, ma sull'entusiasmo di apprendere. Che abolisca il "ciascuno per se'" per esaltare la potenza della solidarietà e della complementarietà. Che metta l'ingegno di ognuno al servizio di tutti. Un'educazione che bilanci l'apertura della mente alle conoscenze astratte con l'intelligenza delle mani e la creatività concreta. Che riavvicini il bambino alla natura alla quale deve e dovrà sempre la sua sopravvivenza e che stimoli in lui un interesse per la bellezza e la responsabilità nei confronti della vita. Perché tutto questo è essenziale affinché la sua coscienza si elevi..."
Citazione del punto Una diversa educazione dall'illuminato libro di Pierre Rabhi "Manifesto per la terra e per l'uomo"



... dalla mia esperienza diretta, di bambina "urbana" con la fortuna di avere un papà e dei nonni ancora legati ad un ambiente ed ai saperi "rurali", e dagli studi e successivi percorsi professionali, che mi hanno permesso di conoscere ed approfondire l'agricoltura sociale e l'agricoltura civica, ha preso forma la filosofia, che poi vivo più come una ricerca-azione, che voglio applicare ai miei rampolli.
Non è nulla di trascendentale, anzi forse è cosa banale, ma tanto più per questo necessita di attenzione per non essere trascurata.
E' infatti una filosofia che si basa sul prestare attenzione ad un rapporto diretto con la natura, ad una sua conoscenza pratica, tattile, esperienziale che purtroppo viene negata ai "bambini urbani".
Da bravi genitori ci adoperiamo perchè i nostri piccoli facciano attività stimolanti, per l'intelletto e per il corpo, ci facciamo in quattro per portarli e recuperarli da scuola, piscina, palestra, musica, calcio, pallavvolo, pattinaggio ... e poi ci dimentichiamo di portarli (e portarci) nel verde, a sporcarsi, ad annusare, a calpestare,  a sentire, a respirare, a conoscere, a vivere.
Tante le scuse (le ho sperimentate tutte su di me): non c'è tempo, dove li porto, si ammalano, si sporcano, fa' freddo, piove ... ma, superata l'inerzia ed i timori iniziali, lo sforzo è ripagato dai piccoli importanti progressi che si vedono, dalla soddisfazione di sentirci finalmente un po' maestri anche noi (oltre che vigili/custodi/tutori), capaci di illustrare con dovizia tutti i segreti di cose che non si imparano a scuola (ad esempio i segreti del fango e delle pozzanghere :-), dalla certezza che  questi momenti passati insieme si trasformeranno in ricordi ed esperienze indelebili.
L'importanza di trascorrere del tempo in spazi verdi e aperti, diventa una necessità assoluta per i bambini in età prescolare, quando i cuccioli d'uomo sono vere e proprie "spugne" che assorbono ed assimilano alla velocità della luce ogni input e stimolo.
Privarli di esperienze nel verde è un danno per loro e per l'ambiente: se non impareranno a conoscere la natura, difficilmente potranno amarla e proteggerla da grandi ...  si prospettano tempi difficili per il nostro povero pianeta!

Questo mio sentire, è basato però su studi, ricerche e pratiche ben più autorevoli, che dimostrano tra l'altro i benefici effetti del contatto con la natura, con i suoi cicli ed i suoi ritmi, e che sono alla base della cosiddetta agricoltura sociale.
Tra gli effetti benefici/utili, più attinenti con i bambini in età prescolare, cito:
- l'interazione con esseri viventi, spesso imprevedibili e, perciò, stimolanti, attraverso cui apprendere e comprendere le funzioni biologiche fondamentali ed i "fatti della vita" (vita, morte, riproduzione…)
- il contatto con i cicli naturali, chiaramente scanditi da ritmi biologici comprensibili (sonno, veglia, stagioni…)
- la possibilità di scegliere un'infinità di attività/compiti, che rendono possibile individuare l'attività più congeniale/adatta a ciascuno
- la possibilità di effettuare attività con obiettivi concreti, visibili, reali
- il contatto con gli elementi naturali su cui i nostri sensi si sono evoluti per millenni, indispensabili quindi per allennarli al meglio e contemporaneamente (senza sovraffaticarne uno o due a discapito degli altri, come avviene in altre attività)

Una lettura che senz'altro consiglio al riguardo è  L'ultimo bambino nei boschi di Richard Louv.

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